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Il cuore dentro alle scarpe (66thand2nd) di Francesco Longo



Tra gli infiniti modi in cui si può perlustrare e vivere Roma, prendere l’avvio dalle sessanta statue intorno allo stadio dei Marmi, al Foro Italico, è uno dei più inaspettati e felici. L’incontro con ogni statua – il Tennista, il Pugilatore, il Maratoneta, il Calciatore, il Lanciatore di disco – spinge a indagare un luogo della città, un quartiere, un’impresa rimasta nella storia, un’emozione fissata nell’immaginario. E oggi? Dove giocare a rugby o a padel? Dove imparare l’arte dei tuffi? Dove assistere a una partita di cricket o di polo? Ex campioni di squadre leggendarie, allenatori, medaglie d’oro alle ultime Olimpiadi, atleti novantenni sono le voci che raccontano la vitalità e la molteplicità dello sport a Roma. Il cuore dentro alle scarpe è un viaggio sognante e sorprendente, passa da circoli storici di canottaggio sul Tevere a palestre mitiche, attraverso stadi fantasma, accademie di scherma, piscine, in una città in cui tutto – strade, ponti e parchi compresi – rivela un passato profondo, la memoria di come gli sport sono approdati a Roma e ne hanno scolpito la forma. Non sono proprio gli impianti sportivi l’eredità che gli architetti lasciano oggi alle future generazioni, al posto di cattedrali e ville principesche? Alla fine del giro, le statue mostrano come si è trasformato lo sport dagli anni Trenta a oggi: multietnico, praticato da uomini e donne, giovani e anziani, sempre più inclusivo e lontano dalla perfezione dei corpi statuari. Perché lo sport è di tutti.

Pini, sole battente e terra rossa, sembra che non si abbia bisogno di altro a Roma per raggiungere l'estasi. Poche nuvole scorrono a volte verso est, concedendo secondi di refrigerio a spettatori e giocatori sotto al sole. Non c'è periodo dell'anno in cui i pomeriggi siano in grado di allungarsi tanto quanto durante le giornate del torneo, con una luce testardamente incapace di esaurirsi

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