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La fine dell'estate, l'esordio letterario di Serena Patrignanelli (NN Editore)

4 Apr 2019

La lunga estate in cui Pietro e Augusto scopriranno l’amore, il tradimento, i legami. Il momento in cui inizieranno a comporre la mappa dei loro ricordi, e impareranno a diventare adulti.


 

 

Solo i ragazzini sanno davvero cos’è la fine dell’estate. Lo sanno bene anche i ragazzini del Quartiere, che ai primi di giugno ronzano per le strade in cerca di nuove avventure. Ma Augusto e Pietro una nuova avventura segreta l’hanno già in mente: costruire un motore a gasogeno da montare su una macchina. Perché là fuori, intanto, infuriano i bombardamenti, gli uomini sono chiamati alle armi e a poco a poco le case si svuotano e la benzina inizia a mancare, così come il cibo e gli altri beni di prima necessità. Ma quando una macchina compare, a reclamarla c’è Sorchelettrica, una delle prostitute che abitano nelle baracche, e Pietro e Augusto non possono toccarla a meno di non portare alla luce la verità su quel cadavere bianco come un lampo che è stato ritrovato alla marrana.

Accanto ai due amici ci sono Semiramide e Clementina, appena arrivate nel Quartiere con la madre, e Michele e Virginia, che si attraggono e respingono a vicenda.

 

Un romanzo che costruisce un universo a misura di ragazzino, fatto di avventure simili a sogni ad occhi aperti ma precoci e reali come un viaggio nel tempo. Con una lingua pura e incantevole, Serena Patrignanelli restituisce al passato la dimensione epica e al futuro le ali spiegate della memoria.

 

 

 

 


 

 

 

 Rimasero così, adagiati sui sedili caldi, con lo sguardo puntato oltre il parabrezza, immaginando l’orizzonte che si allontanava e le sterpaglie che sfilavano via veloci, lasciando il posto a strade grandi e dritte, alle case lontane e sempre più rade e

distanti, ai campi sconfinati e piatti e gialli di grano e pieni di maiali, mucche, polli e ogni altro animale che potesse trasformarsi in cibo, mentre il vento che entrava dal finestrino sfondato staccava le ultime spighe dai vestiti, e le faceva volteggiare leggere

sopra le loro teste 

 

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