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Maestoso è l'abbandono, il romanzo d’esordio di Sara Gamberini (Hacca)

22 Mar 2018

 

 

Prendere le distanze dal mondo, e sentirsene sempre più parte. Questa è la storia di una donna e del suo pensiero magico. È la storia di quello che si nasconde tra le pieghe del reale, eppure è invisibile.

 

 

La incontriamo, dopo troppi campari, davanti a una porta chiusa, alle prese con un addio maldestro e poetico: la decisione di abbandonare, dopo anni – secoli? – di sensi di colpa e compassione, di fallimenti e rimpianti, un uomo al quale non crede più. «Mi capita di aspettarlo ancora, azzero per un momento la vastità dei fenomeni incomprensibili ed entro di nuovo lì, dove si poteva credere a tutto e io venivo fermata, risarcita, protetta.»

Alla psicoanalisi si sostituisce l’incanto, e poi alcuni incantesimi, piccoli riti magici, scintille astrali, tutto ciò che non ha ancora un nome, fa un po’ di luce, non è divino, ed è per questo indicibile. E infine, al pari di un’iniziazione, l’amore incondizionato per un uomo assurdo, poetico, scostante, la cui ritrosia somiglia a una cura.

 

Maestoso è l’abbandono è un romanzo di de-formazione: la storia di una ragazzina ipersensibile che diventa adulta non attraverso le tappe prosaiche della trama visibile della vita ma attraverso i percorsi segreti del sogno, quelli che scorrono sotto le cose caricandole di simboli e possibilità, trasformandole e salvandole dalla banalità del tempo. In fondo, come sostenevano i cinesi, non esistono passato e futuro, e dunque nemmeno separazione tra ciò che siamo stati da bambini e ciò che siamo e saremo: è solo questione di sguardo.

Viola Di Grado


 

 

 

 «Ci sono gli amori che hanno a che fare con i percorsi, quelli che hanno a che fare con la solitudine, e poi ci sono quelli che non servono a niente, gli amori altissimi.» 

 

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